Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra.

G. Rodari, 1973

Al momento nel mondo sono in corso tante guerre e per molte persone la pace è solo una speranza lontana, ma oggi la guerra torna a premere anche alle nostre porte, per questo è ancora più urgente alzare la nostra voce in difesa delle ragioni della pace e indicare a chi ci governa la necessità di risolvere nel dialogo i conflitti.

E’ proprio questo, infatti, uno dei principali scopi della pedagogia che, partendo dallo studio delle diverse concezioni dell’idea di pace, mette in luce il legame e la relazione che uniscono il pacifismo agli ideali della democrazia per creare una cultura alternativa a quella dominante, per la quale l’esercizio della forza è la sola garanzia di pace.

Come cittadini abbiamo presente che l’articolo 11 della Costituzione Italiana definisce chiaramente la posizione dell’Italia rispetto alla guerra e alla pace, affermando che il nostro Paese rifiuta la guerra per aggredire e conquistare altri Stati o per risolvere i problemi tra gli Stati e si impegna a mantenere e promuovere la pace e la giustizia.

Come pedagogisti ribadiamo la nostra ferma condanna nei confronti di chi usa la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli – in questo caso, del premier russo contro l’Ucraina – e respingiamo l’idea che la guerra possa costituire l’unico mezzo per risolvere le attuali controversie internazionali.

Richiamare alla necessità della Pace ovviamente non è sufficiente e l’educazione non può che essere orientata alla risoluzione incruenta dei conflitti, però, perché ciò sia possibile non dovremmo costringerci a riflettere a posteriori sull’esplodere di un conflitto.

Per l’ottica educativa le cause dell’insorgere di un evento bellico non sono mai plausibili e le motivazioni con le quali un conflitto viene giustificato sono considerate prive di dignità.

La risoluzione violenta dei conflitti, a qualsiasi livello, non è mai risolutiva, ma piuttosto è la modalità per incrementarli.

E’ in queste sintetiche osservazioni che riteniamo possa essere racchiusa la nostra posizione.


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