Da una ventina di giorni si è insediato il nuovo Governo, presieduto da Mario Draghi, al quale spetta l’arduo compito di rilanciare e ricostruire la nostra società nella fase che farà seguito all’attuale emergenza sanitaria. Tra di esse quelle legate alla scuola rivestono una grande importanza e come si evince da alcuni documenti – quale ad esempio il Rapporto Finale del Comitato di esperti, pubblicato dal Ministero dell’Istruzione – e da alcune dichiarazioni dello stesso Ministro Bianchi, si può intuire in quale direzione andrà la scuola sotto la sua guida.

Si parla di una scuola aperta ed inclusiva che si faccia carico della fragilità delle persone e dei territori e che prepari alle nuove competenze, di una scuola che valorizzi un’autonomia “responsabile e solidale”, di ambienti di apprendimento e didattiche capaci di superare le “gabbie del Novecento”, di personale sempre più formato e qualificato per affrontare le nuove sfide.

Tutti obiettivi condivisibili, ma difficilmente raggiungibili, soprattutto senza il coinvolgimento di tutti i professionisti del settore, come afferma la dr.ssa Maria Angela Grassi, Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani (ANPE). Quello che più ci preoccupa è il fatto che non si è assolutamente contemplata l’azione pedagogica e si è totalmente ignorato il contributo che possono offrire i pedagogisti, in quanto specialisti dei processi educativi e formativi, al rinnovamento della scuola, soprattutto in una fase così difficile per le istituzioni scolastiche, peraltro già gravate da problemi amministrativi e organizzativi legati alla pandemia.

A questo proposito – prosegue la presidente nazionale ANPE, pur riconoscendo le enormi difficoltà che si stanno e si dovranno affrontare per superare le problematiche del presente e ancor più quelle del futuro, si evidenzia come gli aspetti legati all’attività scolastica siano considerati prevalentemente secondo un’ottica psicologica, quasi dimenticando che la funzione primaria della scuola è quella pedagogica, quindi formativa. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare le situazioni per le quali è considerato necessario un supporto psicologico, come l’attenzione alle fragilità che in questo momento si sono trovate ad affrontare ulteriori difficoltà, nascono prevalentemente da carenze educative, che in molte occasioni dimostrano l’assenza o la carenza di modelli educativi positivamente significativi.

In questi mesi sull’argomento si è sviluppato un ampio dibattito, – sottolinea il vice presidente ANPE Andrea Scaffidi, che ha messo in evidenza come nel nostro Paese sia diffusa l’idea nella cultura dominante, e soprattutto nella classe politica, che in pratica di educazione e di formazione ne possano parlare tutti, anche coloro che non hanno acquisito un titolo di studio specifico per farlo, privando di autorità e quindi rendendo inutili i corsi di laurea magistrale in discipline pedagogiche, considerato che l’esercizio  della professione di pedagogista non è regolamentato.

Appunto per questo auspichiamo che il Ministro Bianchi, – prosegue Andrea Scaffidi, a differenza dell’ex Ministra Azzolina, che il 27 agosto 2020 ha sottoscritto con l’ANPE e con altre associazioni professionali di pedagogisti ed educatori e di associazioni pedagogiche accademiche, volto a promuovere l’educazione alla convivenza civile, sociale e solidale quale parte integrante dell’offerta formativa delle scuole, provveda a finanziare le azioni previste da detto protocollo, al fine di renderle concretamente attuabili. Auspichiamo, inoltre, che a differenza di quanto fatto da chi l’ha preceduto reputi fondamentale il contributo dei pedagogisti per facilitare e sostenere un’effettiva trasformazione della scuola, che coinvolga la progettazione di ambienti di apprendimento stimolanti, e per favorire il miglioramento della didattica, attraverso la riqualificazione e la formazione degli insegnanti.

Oltre a ciò – conclude la presidente Maria Angela Grassi, richiamiamo l’attenzione del nuovo Governo, e in particolare del Ministro dell’Istruzione, sulla professionalità dei pedagogisti, per i quali auspichiamo il pieno riconoscimento attraverso l’istituzione dell’Ordine professionale e del relativo Albo, così come previsto dalla normativa vigente in materia di professioni intellettuali.


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