Ritorno in classe, il parere del pedagogista: linguaggio docenti deve essere semplice, la scuola non può essere medicalizzata.

Di Massimo Luciano Sidoti, Pedagogista e Presidente ANPE Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani – Regione Sicilia.

Cerchiamo di analizzare le linee progettuali per la riapertura a breve delle scuole e di comprendere come procedere per attenersi alle direttive nazionali per riprendere in presenza le attività didattiche.

La teoria didattica pedagogica rimane incerta se non è coadiuvata da soluzioni applicabili, quindi la pedagogia deve necessariamente essere applicabile, pertanto la “pedagogia funzionale” è determinante per non intaccare profondamente la nostra società e trasformare le nostre generazioni in esseri asociali, rendendo ancor più difficili i processi evolutivi dei nostri ragazzi.

Quest’anno il bambino o adolescente è stato bombardato dai media ,dai genitori, dagli amici , dai parenti a mantenere le dovute distanze a non toccare oggetti, a lavarsi le mani costantemente. Chiediamoci cosa possono innescare questi comportamenti degli adulti nella mente di un bambino! Iniziamo a dire che il bambino non è un adulto in miniatura, ma ragiona attraverso la percezione degli stimoli, attraverso il fantasticare, attraverso l’imitazione di comportamenti degli adulti, a volte anche inconsapevolmente.

Direi che per rendere la scuola pedagogicamente funzionale occorre mettere in campo tutte le tecniche pedagogiche offerte da professionisti del settore. C’è bisogno seriamente dell’ora pedagogica fondata sui dati dell’esperienza immediata e della pratica. I bambini durante la giornata hanno bisogno di libertà espressiva, di socializzare. Ritengo sia utile che ci siano lezioni pedagogiche mirate a rendere la fase di emergenza covid 19 più semplice da reggere.

Il linguaggio messo in campo dai docenti deve essere molto semplice, divertente ed allegro con toni molto colloquiali proprio per la presenza di discorsi diretti sul covid19.
La scuola non può essere medicalizzata ed il bambino non può recarsi in un ambiente ospedalizzato, ci vuole un approccio pedagogico più consono al mondo del bambino, attraverso il gioco e la fantasia dobbiamo riuscire a dare un equilibrio sano al bambino. Occorre dettare le regole dei giochi ai bambini, incitandoli ad affrontare le prove della vita in modo tranquillo e con una vena umoristica.

Le scuole devono essere pedagogicamente funzionali, specialmente in emergenza covid.
Occorre fare 1 ora al giorno di lezione all’area aperta, magari nei parchi pubblici, aperti ed adibiti solo per le scuole, dalle 08:00 alle 14:00 come in Danimarca e dare la possibilità in quell’ora di sanificare l’ambiente in classe.
Quell’ora nei parchi può avere molteplici ricadute positive per gli alunni se coadiuvati da esperti pedagogisti.
Creare l’ora del racconto (aprirsi verso l’altro) per esprimere ciò che sta provando;
L’ora della socialità (come migliorare i nostri rapporti sociali);
L’ora dell’accettabilità (accettabilità del diverso);
L’ora del confronto (scambio di concetti e di divergenze).
Gli alunni nei parchi dovranno trovare alcune aule aperte ovvero degli spazi appositamente creati in legno dove le attività didattiche potranno letteralmente essere immerse nel verde.

Quindi non occorre una struttura solida o prefabbricata, ma ovunque ci sia un insegnante c’è scuola, che nutre la mente del bambino come una pianta, giorno dopo giorno alimenta il bambino, egli assimila e si veste di un ruolo “diventa alunno” sempre più consapevole delle proprie capacità e con il passare degli anni apprezza la scuola come elemento fondante della sua esistenza (miscela di emozioni di socialità e di espressività).

(pubblicato su Orizzontescuola.it > https://www.orizzontescuola.it/ritorno-in-classe-pedagogista-linguaggio-docenti-deve-essere-semplice-la-scuola-non-puo-essere-medicalizzata)


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