Peschiera Borromeo, asilo con i bimbi nei box: «Non è un Polo educativo, ma un servizio di babysitteraggio collettivo. Sperimentazione azzardata»

La dr.ssa Maria Angela Grassi, Presidente della Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani, bolla così l’iniziativa dell’amministrazione Molinari ai tempi del Covid-19: «Non è realizzato nell’interesse del bambino».

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Estratto dell’intervista:

«Ho visionato il servizio della RAI e i vostri articoli in merito. Sono andata a cercare il regolamento dei servizi per l’infanzia di Peschiera Borromeo. È un regolamento che ha fatto propri tutta una serie di principi importanti rispetto all’educazione. Su questo vorrei soffermare l’attenzione, senza voler demonizzare nessuno, mi pare che non si possa parlare di Polo educativo. Io credo che sia un’altra cosa. Rifacendomi al disposto del regolamento, andando a vedere quelle che sono le finalità della legge istitutiva degli asili nido e le finalità delle leggi regionali della Lombardia, le finalità espresse nello stesso regolamento del comune, questo servizio, io non credo che risponda a tutte queste finalità. Che principalmente sono quelle di socializzazione e di sviluppo integrale della personalità dei bambini, di acquisizione di autonomia. In questi ambiti bisognerebbe coltivare anche l’aspetto affettivo della relazione.
In una situazione di questo tipo, non è facile certamente. I bambini restano isolati, ognuno nel suo box. È una sorta di babysitteraggio collettivo, definizione che forse potrà non piacere a qualcuno. Relazione e apprendimento sono strettamente legati, i bambini cosi piccoli apprendono attraverso il rapporto con gli altri, adulti, bambini, coetanei. Io penso che questo non si possa definire un servizio educativo. Mi sono fatta anche una domanda: in un momento in cui le scuole sono chiuse, ci sono provvedimenti che hanno chiuso gli asili nido da un giorno all’altro, gli impedimenti del governo hanno bloccato qualunque attività, io mi chiedo, anche da un punto di vista sanitario, che non mi compete ma in questo caso è strettamente correlato a quello educativo e pedagogico, come sia stato possibile avviare questa esperienza? Questa sperimentazione è un po’ azzardata, non è significativa per via del servizio erogato solo a 12 bambini. Mi spiega cosi risolve ai genitori che lavorano, fare un servizio solo per 12 bambini? Se la finalità è quella di dare delle risposte ai genitori che lavorano, si fa un servizio che non è nell’interesse del bambino. Consiglio comuni e regioni di avvalersi di esperti
».


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