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di Maria Angela Grassi
La pedagogia è la disciplina che ha per oggetto di studio le teorie, i metodi ed i problemi relativi all'educazione, cioè al processo di integrazione sociale e di trasmissione culturale mediante il quale, nell'ambito di concrete situazioni storiche, ambientali e familiari, si struttura la personalità umana. In particolare, in pedagogia, si intende per educazione l'insieme delle iniziative individuali o collettive che tendono ad orientare tale processo in modo sistematico verso obiettivi prefissati, attraverso metodi storicamente determinati.
La storia dell'educazione dimostra la reciproca dipendenza tra pedagogia, metodi educativi e vita sociale; se nella pedagogia contemporanea il problema del metodo educativo si lega all'esigenza di riorganizzare il sistema scolastico, nella situazione pedagogica attuale, esso è strettamente legato alla psicopedagogia ed alla pedagogia sperimentale ed assume particolare rilevanza sociale con lo sviluppo massiccio delle istituzioni scolastiche ed extrascolastiche, intese come luoghi privilegiati di educazione.
La natura e le caratteristiche della pedagogia sono connesse sia all'educazione che al sapere scientifico e filosofico; ogni concezione pedagogica, nel delineare i criteri della formazione umana e gli obiettivi dell'apprendimento, riflette gli ideali politici e gli interessi economici del proprio tempo, poiché l'educazione è strettamente legata a forme di vita storicamente determinate, i concetti di socializzazione e di trasmissione culturale, pertanto, si rivelano essenziali per la definizione di ogni progetto educativo e del sapere pedagogico che li ha espressi.
Nel mondo occidentale la pedagogia ha assunto spesso forma letteraria piuttosto che scientifica o filosofica e soltanto nella seconda metà del secolo scorso si è proposta come scienza o come filosofia dell'educazione, e come didattica sperimentale.
Oggi la natura e le caratteristiche di tale disciplina appaiono controverse e ci si domanda se la pedagogia sia una disciplina a sé stante, con fini specifici, o rappresenti un insieme di molteplici discipline differenziate fra loro, se debba determinare i fini dell'educazione o descriverne le procedure e cosi via.
Al di là di ciò, la pedagogia e l'attività educativa sono impegnate in una ristrutturazione generale della proprie condizioni teoriche ed operative ed è significativo lo sviluppo di teorie educativi tese ad affrontare con sistematicità le problematiche educative, utilizzando concetti desunti dal più ampio contesto delle scienze sociali.
La pedagogia contemporanea, infatti, si propone come teoria interdisciplinare in funzione applicativa di una molteplicità di scienze dell'educazione. Essa si trova di fronte a temi specifici, che non possono essere affrontati in questa sede, ed a tutti gli altri problemi che investono le trasformazioni politiche e culturale del nostro tempo, ai quali vanno aggiunti i diversi orientamenti epistemologici che possono essere ricompresi tra la riduzione della pedagogia alla filosofia, alla psicologia ed alle altre scienze umane e l'auspicabile costituzione della pedagogia come disciplina specifica e distinta.
A partire dagli anni '70, soprattutto a causa della progressiva rilevanza assunta dal settore educativo extrascolastico, è apparsa evidente la necessità per la pedagogia di uscire progressivamente dalla "minorità epistemologica" che l'ha caratterizzata da sempre e che le ha impedito di assumersi la proprio responsabilità non solo nell'ambito scolastico, ma anche in quello sociale.
Il problema epistemologico della pedagogia oggi comincia a presentarsi in maniera più netta, anche se ancora molto deve essere fatto per la sua chiarificazione; ormai il discorso sul piano della ricerca pedagogica appare definito nella "perimetrazione della pedagogia come scienza autonoma" in possesso di informazioni e conoscenze che non possono essere offerte da altre discipline. Essa si configura, infatti, come una scienza in grado di dare risposte a domande emergenti sul piano della formazione e dell'educazione e di costruire progetti nella direzione di problemi che attendono soluzioni, in un continuo e dinamico rapporto tra teoria e prassi.
Il panorama dei bisogni educativi e delle relative modalità di intervento risultano articolati e complessi nel territorio nazionale e rendono necessaria un'azione educativa e preventiva, efficace e capillare, condotta direttamente negli ambiti e nei settori interessati.
Tali esigenze, in parte trascurate, sono state assunte in questi anni da una varietà di servizi che rientrano nelle competenze dei Ministeri della Sanità, degli Affari Sociali, degli Interni, degli Esteri, della Pubblica Istruzione e nelle strutture dipendente dalle Regioni, dagli Enti Locali e dalle Aziende Sanitarie Locali o che fanno capo al Terzo Settore.
Ed è proprio per far fronte alla crescente domanda di educazione che le istituzioni pubbliche e private si sono avvalse, negli ultimi trent'anni, di personale con competenze pedagogiche. A causa dell'assenza di standard nazionali, però gli enti hanno definito detto personale con variegate denominazioni ed hanno attribuito allo stesso funzioni diversificate da regione a regione rispetto allo specifico professionale, generando confusione soprattutto sui requisiti di base necessari per l'accesso alla professione.
La necessità primaria di creare un "linguaggio comune su scala nazionale, per riflettere sia sui contenuti professionali che sulle modalità operative relative alla professione del Pedagogista, pertanto, ha spinto alcuni di noi a costituire nel giugno dei 1990 l'ANPE, Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani, al fine di promuovere la regolamentazione e la formazione di questa nuova figura professionale.
La nostra Associazione si propone, infatti, il raggiungimento dei seguenti scopi:
- Promuovere e far riconoscere il ruolo e la professionalità del pedagogista, come specialista dell'educazione, nell'ambito delle Amministrazioni pubbliche e private;
- Promuovere la regolamentazione della professione di pedagogista, mediante la costituzione di un albo professionale;
- Promuovere e svolgere attività scientifica e di ricerca pedagogico-educativa per contribuire allo sviluppo professionale del pedagogista;
- Promuovere e gestire corsi di formazione e/o perfezionamento post-lauream per i giovani laureati in Pedagogia c/o in Scienze dell'Educazione.
Per il raggiungimento di tali scopi, l'ANPE può realizzare numerose iniziative, previste all'atto della sua costituzione, alle quali si vanno ad aggiungere - a seguito delle successive integrazioni apportate allo Statuto - attività di tirocinio, corsi di formazione, aggiornamento e perfezionamento, attività editoriali ed ogni altra iniziativa atta a conseguire il riconoscimento dell'associazione in ambito nazionale ed europeo, sia in ragione della normativa vigente che di quella che sarà emanata in conformità alle direttive europee.
Il ruolo del Pedagogista e le funzioni che egli svolge nei diversi ambiti e contesti professionali sono ben sintetizzati nella scheda elaborata a seguito dell'analisi dei profili professionali delle attività non regolamentate, condotta per effettuare una mappa degli stessi, contenuta nel Terzo Rapporto di Monitoraggio sulle Associazioni Rappresentative delle Professioni non regolamentate che la Consulta dei CNEL, Consiglio Nazionale, dell'Economia o del Lavoro, ha presentato nel febbraio scorso. Il profilo professionale indicato è il seguente:
- Uso degli strumenti conoscitivi, metodologici e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di assistenza e di trattamento, abilitativo e riabilitativo in ambito educativo e pedagogico rivolte alle persone, alle famiglie, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità;
- Attività di consulenza tecnico-scientifica sugli indirizzi e le modalità gestionali proprie nel settore socio-educativo, socio-sanitario, socio-assistenziale, rieducativo, culturale e scolastico;
- Attività di orientamento scolastico e professionale;
- Attività di assistenza educativa è consulenza psico-pedagogica alle famiglie e alle istituzioni, soprattutto in relazione ai problemi familiari, all'educazione dei figli, a stati di abbandono, adozioni, tutela e affidamento di minori e alle problematiche dell'affidamento;
- Attività di progettazione, coordinamento e direzione di progetti di formazione, aggiornamento e riqualificazione professionale in ambito ai settori socio-educativo, socio-sanitario, socio-assistenziale, rieducativo, culturale ed aziendale;
- Formulazione di progetti che abbiano in considerazione gli stati di disagio ed in particolare dei disabili, dei minori, dei tossicodipendenti ed emarginati sociali;
- Attività di progettazione e coordinamento metodologico e didattico in ambito educativo, rieducativo e scolastico;
- Attività di progettazione, sperimentazione, ricerca, didattica, formazione e verifica nello specifico ambito professionale.
L'ANPE ha seguito fin dal principio l'iniziativa intrapresa dal CNEL nel settore delle professioni non regolamentate per tentare di capire quale era il ruolo, la visibilità pubblica, la certificazione possibile delle nuove professioni, scaturita guardando l'ingorgo di alcuni lavori parlamentari su problemi inerenti il riconoscimento delle stesse. Quando cominciò questo lavoro giacevano in Parlamento numerose proposte di legge per il riconoscimento di circa centosessanta professioni, delle quali forse nessuna sarebbe giunta all'obiettivo attraverso il percorso tradizionale. Si è tentata allora una strada diversa, lavorando insieme, per vedere se le nuove professioni potevano essere fatte emergere, rese visibili, certificate in forma diversa, proponendo loro un iter insolito che ha portato dapprima alla costituzione di un "Archivio" e successivamente alla "Banca Dati", per giungere fino all'attuale "Consulta", nell'ambito della quale sono rappresentate solo alcune delle associazioni presenti nella Banca Dati.
L'ANPE, quindi, fin dal suo nascere ha avuto la fortuna di intrattenere un rapporto costante con il CNEL, di venire in contatto con le altre associazioni appartenenti al vitale mondo delle professioni non regolamentate e, rendendosi conto che sarebbe stato impossibile trovare uno sbocco attraverso la tradizionale strada del riconoscimento parlamentare, ha intrapreso un percorso di cambiamento - che non è stato certo indolore né facile da spiegare ai propri associati - senza dover pensare che la ricerca di un'identità formale, attraverso la costituzione del tradizionale albo o ordine portasse ad un irrigidimento dalla professione; questo è stato l'inizio del consolidamento della propria identità.
C'è stata, infatti, in questi anni, nella nostra ma anche nelle altre associazioni appartenenti alla Consulta, un'evoluzione finalizzata al rafforzamento dello schema organizzativo, un tentativo di maggior radicamento nei soci, una costante ricerca di efficienza organizzativa e gestionale, una presa di coscienza e, quindi, una presa in carico di problemi di ordine generale, un'attenzione a valori che riguardano non solo gli iscritti, ma tutti coloro che usufruiscono dei nostri servizi. E' maturata la consapevolezza che l'associazione non può e non deve essere uno strumento di difesa corporativa, ma deve essere, prima di tutto, uno strumento per garantire la trasparenza dei servizi resi dagli iscritti ed il livello qualitativo degli stessi.
Per questi motivi ed in considerazione dei mutamenti in atto nel sistema professionale, la nostra associazione ha apportato di recente alcuni adeguamenti al proprio atto statutario introducendo modifiche tali da mettere in grado la struttura organizzativa di essere pronta di fronte ai sopra citati mutamenti, anche in funzione della definizione di un sistema di certificazione delle attività intellettuali in linea con gli standard internazionali, nell'ambito di un quadro normativo che preveda momenti di regolazione pubblica e di autoregolazione associativa.
Il ruolo del CNEL in tutto questo è stato fondamentale, si è, infatti, adoperato per far crescere il peso delle professioni emergenti nel terziario ed acquisire loro una piena cittadinanza nell'ambito del sistema professionale nazionale, di cui esse sono parte integrante.
Soltanto in questo modo sarà possibile costruire un sistema professionale adeguato al modello internazionale, i cui concetti portanti sono come è noto la flessibilità, la formazione permanente e gli standard di qualità, progettato per consentire il pieno dispiegamento di tutte le potenzialità professionali e recepire appieno "il principio della tutela del consumatore" che è alla base di tutta la normativa d'origine comunitaria.
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