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Giuseppe Rulli
EDITORIALE
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Leonardo Flamminio
TECNOLOGICA-MENTIS: VIAGGIARE "IN & OUT" NELLA RETE
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Vincenzo Stranieri
HANDICAP PREGIUDIZIO LETTERATURA
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Maria Alessandra Polimeno
INDAGINE SOCIOMETRICA SULL’INTEGRAZIONE
SCOLASTICA DEI DISABILI NELLA LOCRIDE:
SINTESI DEI RISULTATI
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Remo Coccia
APPUNTI PER UNA PEDAGOGIA
COMUNITARISTA: ANTON S. MAKARENKO
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Paola Congiustì
IL FENOMENO DELLE BANDE
GIOVANILI IN ITALIA
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Roberto Polleri
I CENTRI DI EDUCAZIONE AL LAVORO
DELLA CITTÀ DI GENOVA
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Luisa D’Adami
IN DIALOGO... IL PEDAGOGISTA INCONTRA I GENITORI NELLA SCUOLA... UN’ESPERIENZA... presso l’Istituto Comprensivo "N. Tommaseo" di Torino (Scuole Elementari e Scuola Media)
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Pamela Azzarà
SEGNALAZIONI
Editoriale
Nel n. 3 del 2007 avevo annunciato che, a partire dal presente numero,
“Professione Pedagogista” avrebbe avviato un viaggio nelle cosiddette “emergenze
educative” della società in cui viviamo.
Le riflessioni preliminari fatte sull’argomento hanno fatto rilevare che le emergenze
esistono ma sono a livello pedagogico e non educativo. Mi spiego meglio.
Le campagne di sensibilizzazione promosse da qualche anno a questa parte trasmettono
quasi tutte lo stesso messaggio: la società odierna ha una generazione di
adulti incapace di educare. Da qui le conseguenze note come: abbiamo una formazione
dei giovani insufficiente sia sul piano culturale che comportamentale.
Se così fosse sarebbe invalidata, in un sol colpo, la teoria pedagogica dell’habitus,
secondo la quale ogni individuo interiorizza il proprio modello pedagogico durante
le prime esperienze di vita e poi, quando è genitore, lo esercita attraverso la pratica
educativa. Per cui se gli adulti di oggi sono incapaci di educare vuol dire che essi non
hanno ricevuto dalla generazione che li ha preceduti un modello pedagogico valido,
e questo è da escludere.
Che ci siano genitori incapaci di educare oggi è vero, non lo si può negare. Ma
non mi sembra che si possa affermare che questi siano tanti, molti di più, rispetto a
quelli che hanno conosciuto le generazioni del passato. Né si può dire che manchino
i “buoni maestri”. Se mai si deve parlare del fatto che gli adulti di oggi esercitano
la loro azione educativa in condizioni inadeguate, difficili, senza sostegno, per cui
si ottengono risultati insufficienti rispetto a quelli attesi.
L’emergenza, quindi, c’è, ma è a livello pedagogico e non nell’esercizio educativo.
Siamo noi pedagogisti che incontriamo difficoltà ad orientare e regolare i
processi educativi secondo le esigenze sociali. Il processo educativo ha un suo percorso
naturale e si svolge secondo regole ben precise: alcune date dal funzionamento
biologico dell’individuo e altre da criteri pedagogici (regole di organizzazione,
ruoli, metodologie, programmi, contenuti, attività, tempi di apprendimento
ecc.).
Quando il processo educativo entra in crisi occorre definire nuove regole e questo
è specifico compito pedagogico.
Nella situazione di trasformazione sociale che vede la tendenza di superare
l’epoca della globalizzazione e dei consumi per entrare in un’era di recessione,
occorre far presto per mettere in piedi un “serio” lavoro di ricerca scientifica che
porti rapidamente all’individuazione di nuovi criteri pedagogici per i processi educativi
delle famiglie e delle istituzioni, ovviamente in collaborazione diretta con le
Università.
È in questa direzione che bisogna leggere gli articoli di questo numero.
Nel primo, Flamminio, evidenzia il rischio che la “rete internet”, a cui tutti riconoscono
un grande potenziale formativo, possa trasformarsi in una “barriera per chi
non ha la possibilità di utilizzare” le nuove tecnologie.
Nel secondo, Stanieri, traccia il percorso dell’evoluzione culturale dell’integrazione
dei disabili attraverso una lettura pedagogica del pregiudizio in letteratura. Polimeno,
sempre sull’integrazione dei disabili, riporta i risultati di una indagine sociometrica del
grado d’integrazione degli alunni disabili nella scuola dell’obbligo e rileva il rischio che
nelle aree meno attrezzate culturalmente, con la riduzione delle risorse, si possa realizzare
un cambio di direzione del processo di inclusione sociale.
Coccia, richiamando il lavoro pedagogico del russo Makarenko, pone un inquietante
tema: su quali basi e come dovrà avvenire la partecipazione attiva del cittadino
alla vita sociale della sua comunità?
Congiustì descrive il fenomeno della criminalità giovanile soffermandosi sull’organizzazione
del gruppo che commette reati. Mi sembra di rilevare elementi che
portano ad una possibile proposta di formulare l’ipotesi del “reato di gruppo”, oggi
non contemplato nel nostro Codice Penale.
Gli ultimi due contributi descrivono esperienze professionali realizzate sul
campo: il primo nel settore della formazione dei giovani con disagio sociale ed il
secondo nella formazione dei genitori di alunni frequentati le scuole dell’obbligo.
Giuseppe Rulli
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Giuseppe Rulli
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