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Giuseppe Rulli
EDITORIALE
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Sergio La Terra Maggiore
SEMPLICE... MENTE
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Gerardo Magro
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE NELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA: IL PEDAGOGISTA E IL METODO DEI 3 STEP
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Gianfranco De Lorenzo
DALLA GIUSTIZIA RIPARATIVA ALLE GIUSTE RELAZIONI
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Lina Gonnella - Antonio Corsi
IDEE PER UN’EDUCAZIONE SESSUALE COME FORMAZIONE DEI SENTIMENTI
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Ingrid Noguera Fructuoso
PEDAGOGÌA PARA LA CIUDADANÌA EUROPEA
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Giuseppe Rulli e Maria Alessandra Polimeno
NUOVI SERVIZI PER PROMUOVERE IL BENESSERE DI TURISTI CON BISOGNI SPECIALI E LA COOPERAZIONE DEI SERVIZI SANITARI
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CGM Napoli
DEVIANZA MINORILE TRA ISTANZE DI CAUTELA SOCIALE GARANZIE PER L’ACCERTAMENTO DELLE RESPONSABILITÀ E RIEDUCAZIONE ANCHE NELLE FORME DELLA RIPARAZIONE CONCILIAZIONE
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Pamela Azzarà e Gemma Condelli
RECENSIONI
Editoriale
1. In apertura del presente numero, che inaugura l’undicesimo anno della rivista,
desidero ringraziare i lettori che sono sempre più numerosi a seguito dell’incremento
degli abbonamenti sottoscritti tra il 2006 e i primi mesi del 2007. É un
risultato che rassicura circa la qualità dei contenuti proposti e rafforza la motivazione
per migliorare e potenziare l’attività d’informazione. Infatti, la struttura
della rivista si arricchisce di nuovi collaboratori autorevoli che si sono resi disponibili
a dare il loro qualificato contribuito. Rinnovo, così, l’impegno di sempre a
continuare nella ricerca di materiali che presentano strumenti operativi e propongono
riflessioni su temi di attualità educativa.
Metodologie e principi educativi sono le due direzioni che si trovano ben rappresentati
in questo numero. Nello scegliere gli articoli tra quelli pervenuti ho
cercato di selezionare alcuni contributi utili all’immediata quotidianità del “fare”
pedagogia. Il lettore troverà nei primi due la descrizione di due metodologie di
intervento, sperimentate da pedagogisti dell’ANPE. Nel primo, di La Terra
Maggiore, è illustrata l’applicazione del metodo di “Reuven Feuerstein” chiamato
P.A.S. (Programma di Arricchimento Strumentale) centrato sulla modificabilità
cognitiva. Il metodo ha come obiettivo quello di sviluppare e arricchire il
funzionamento cognitivo dell’individuo e l’autore ha intuito che il programma
può rallentare il processo di invecchiamento degli anziani e lo sperimenta con un
gruppo ricoverati in una casa di riposo. Nel secondo, Magro presenta il metodo
dei “tre step” (tre momenti) per la prevenzione delle tossicodipendenze, frutto
della sua decennale esperienza professionale maturata con i gruppi di adolescenti.
Il metodo è uno strumento per l’educazione e la crescita dei giovani spendibile
in vari contesti dalla scuola ai servizi territoriali.
Accanto a questi contributi ho voluto dare spazio ad altri tre articoli di riflessione
e di principi educativi. Il primo, di De Lorenzo, entra nel mondo della
Giustizia ed esamina una nuova modalità di esercizio, la così detta “giustizia riparativa”,
che offre a chi ha commesso un reato la possibilità di riparare il danno
alla parte offesa. Si tratta di una modalità in cui è presente una forte componente
pedagogica e si utilizza la tecnica della mediazione dei conflitti. Il secondo, di
Corsi e Gonnella, sviluppa indicazioni per attuare interventi di prevenzione di
atti di violenza commessi da minori nei confronti di coetanei. Poiché è dimostrato
che la maggioranza di questo tipo di abusi ha uno sfondo sessuale, gli autori
sostengono che l’educazione alla sessualità costituisce l’attività più importante da
mettere in atto. Gli adulti (genitori, educatori ecc.) che abbiano, però, un rapporto
maturo con il sesso, sono il mezzo più idoneo per realizzarla in modo efficace
in diversi contesti: famiglia, scuola, mass media ecc. L’articolo della collega
spagnola, Fructuoso, descrive i cambiamenti del mondo dell’educazione dettati
dalla globalizzazione e dal nuovo modello di Società.
Infine, segnalo l’apertura di un nuovo servizio dell’Agenzia Pedagogica
Europea: lo sportello per il turismo sociale. Si tratta di una attività profit, d’impresa,
che utilizza, in questo caso, il turismo per raggiungere obiettivi sociali e
pedagogici di persone che per motivi di salute o di disabilità hanno poche possibilità
di socializzazione e momenti di scambi interpersonali.
2. La certezza che il Decreto Mastella diventi legge sembra aver risvegliato le
coscienze del mondo accademico della pedagogia, almeno così sembra. La proposta
di riforma delle professioni intellettuali presentata dal Governo alla fine
del 2006 è al centro di numerosi dibattiti promossi dalle organizzazioni professionali,
dai Partiti Politici e dalle Università. Si discute intensamente e approfonditamente:
c’è chi è favorevole, e spinge per una rapida approvazione, e chi è
contrario, e preme per fermare tutto. Come si sa è una riforma tentata senza successo
anche dai Governi precedenti, prima di centro-sinistra e poi di centrodestra;
ora è diventato un atto non più rinviabile perché è una necessità del Paese
che deve adeguarsi alle direttive Comunitarie e liberalizzare le professioni nel
mercato. Per questo motivo i vari gruppi politici in Parlamento, seppur con alcune
differenze, convergono sull’obiettivo della legge e di conseguenza è facile ipotizzare
che entro la fine della legislatura il Decreto sarà approvato.
Sul nostro sito web abbiamo pubblicato il testo del decreto e divulgato attraverso
le news iniziative e informazioni. I nostri lettori sanno che la proposta prevede
di ridurre gli ordini professionali e di riconoscere le associazioni di categoria.
Gli ordini che rimarranno saranno esclusivamente per esercitare attività per
la tutela di diritti costituzionali.
Per le associazioni i requisiti generali per il loro riconoscimento sono già previsti
dalla proposta e in base a questi l’ANPE ha avviato il lavoro di adeguamento
degli strumenti associativi per preparare l’istanza di riconoscimento appena pronta
la legge. L’assemblea dei delegati dello scorso 1° aprile ha approvato il “nuovo
codice deontologico” e successivamente verranno apportate modifiche allo
Statuto e agli altri dispositivi che necessitano di modifiche.
Siamo tutti ansiosi per questa legge perché ci consegna un riconoscimento
importante per il quale ci siamo battuti fin dalla nascita dell’associazione e continueremo
a farlo fino a quando non lo vedremo sancito. Come ha già detto in
altre occasioni e scritto sulle pagine di questa rivista, ritengo che il riconoscimento
della nostra associazione, e sicuramente anche quello delle altre già costituite,
sia un atto insufficiente per la categoria dei pedagogisti rispetto al “valore” che
essi assumono, o meglio dovrebbero assumere, nella Società.
Il riconoscimento delle associazioni potrebbe avere effetti devastanti per la
nostra categoria: la divide e la frammenta in tante piccole professioni che poi si
faranno concorrenza nel mercato del lavoro. Il problema, però, non è solo questo
dello spezzettamento professionale. C’è ne uno più importante che riguarda
i titoli accademici che mal si combinano con le competenze professionali e generano
confusione nei cittadini che richiedono l’intervento. Il mondo accademico dal 1991, cioè da quando fu approvata prima riforma del corso di laurea in pedagogia,
ha generato disordine attorno alle qualifiche con la denominazione data
agli indirizzi perché, come è stato poi dimostrato, il titolo è uno e non può abilitare
più figure professionali. La seconda riforma universitaria meglio conosciuta
come 3+2, sulla carta ha per così dire rimediato agli errori della prima, ma gli
atenei in virtù del principio dell’autonomia hanno continuato a definire e attuare
percorsi di studi incoerenti rispetto ai profili professionali. Sono stati istituiti
corsi di laurea e corsi di laurea specialistica per analoghe competenze, denominandoli
educatori professionali di primo livello e di secondo livello, pedagogisti
di primo e pedagogisti di secondo, esperti di educazione di primo e di secondo
e così via. Tutto senza tener conto di come le diverse qualifiche si collocano nel
mercato del lavoro e nelle contrattazioni pubbliche e private. Vedremo adesso
come verrà applicata la terza riforma varata pochi giorni fa dal Ministro Mussi.
Contrariamente alle Facoltà delle professioni riconosciute che hanno adeguato
i percorsi di studi alle riforme senza ripercussioni sulla professione, Scienze
dell’Educazione ha invece utilizzato logiche che non saprei definire se non con
il termine “ideologiche”, approvando scelte variegate e contraddittorie con il
lavoro.
Bisognava lavorare per l’unità professionale e dimostrare che i pedagogisti
svolgono un servizio pubblico a tutela del diritto costituzionale all’educazione ed
alla formazione che ogni cittadino deve avere garantito.
A giudicare dai due incontri che ho avuto recentemente insieme a Maria
Angela Grassi con la SIPED (Società Italiana di Pedagogia che associa i docenti
universitari), a Firenze, e con la Conferenza dei Presidi di Facoltà, a Roma,
sembra che il mondo accademico abbia risvegliato le proprie coscienze. C’è consapevolezza
della necessità di definire percorsi di formazione specifici per ciascuna
figura professionale e promuovere azioni politiche insieme all’associazionismo
ed è stato definito un progetto da realizzare entro tre anni.
Se così è, è una vittoria.
Giuseppe Rulli
Direttore
Giuseppe Rulli
Vice Direttore
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Consiglio Direttivo
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(Vice Presidente) Loredana Catalani (Tesoriere) - Corrado Cavarra (Segretario)
Redazione
Antonella Antonucci - Antonio Corsi - Massimo Martelli
Pamela Azzarà - Gemma Condelli
Comitato Scientifico
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Eufrasia Capodiferro (ANPE) - Maria Luisa De Natale (Università Cattolica Sacro Cuore
Milano) - Sira Serenella Macchietti (Università di Siena) - Teresa Maria Mazzatosta
(Università La Sapienza Roma) - Mario Pollo (Università LUMSA Roma) -Vito Orlando
(Università Salesiana Roma) - Cinzia Schiriani (ANPE Università di Trieste) - Giuseppe
Trebisacce (Università della Calabria ) - Leonardo Verdi Vighetti (ENAIP) - Elena
Zanfroni (ANPE Università Sacro Cuore Milano)
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