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Gioca anche tu a cambiare le regole del gioco

Campagna di sensibilizzazione per rafforzare il ruolo dell’educazione nella società post-moderna

Maria Angela Grassi e Giuseppe Rulli

Gioca anche tu a cambiare le regole del gioco” è il titolo che l’ANPE ed i suoi partners (Agenzia Pedagogica Europea e Professione Pedagogista) hanno scelto per la campagna di sensibilizzazione sull’educazione. La campagna è promossa in applicazione dei protocolli d’intesa sottoscritti con il Ministero della Giustizia – Dipartimento Giustizia Minorile – ed il Ministero della Pubblica Istruzione.

Il progetto si prefigge di contribuire alla riduzione dei comportamenti pericolosi e delle difficoltà di ragazzi e adolescenti, quali il disadattamento, il disagio, la devianza, il bullismo ed il vandalismo, nonché di rafforzare e definire il ruolo dell’educazione nella società.

Perché una campagna di sensibilizzazione sull’educazione?

Perché soprattutto nell’ultimo anno abbiamo assistito a un’esplosione di fatti di cronaca commessi da minorenni: video registrati in diverse scuole con il cellulare e diffusi via internet; numerosi episodi di brutalità, di violenza, di soprusi, di rifiuto delle regole più elementari del vivere civile, commessi da giovani ed anche da meno giovani, si badi non solo da giovani. Alcuni eventi, infatti, hanno visto coinvolti oltre ai ragazzi anche adulti e professionisti del mondo scolastico. Si tratta di situazioni che, per un certo periodo, hanno registrato un crescendo perché riportati dai media, facendo aumentare nel Paese il senso di un’emergenza sociale.

I fatti di cronaca hanno risvegliato l’interesse per il tema dell’educazione che, finalmente, sembra essere diventato di estrema attualità. Si discute dappertutto: sui giornali, in televisione, si organizzano conferenze, si promuovono campagne di sensibilizzazione e su internet si trovano valanghe di documenti. Anche personaggi politici ed esponenti del Governo nazionale intervengono sull’argomento in trasmissioni televisive come, ad esempio, “Porta a Porta”, “Matrix” ed altre.

Il dibattito in corso sembra far emergere un solo dato: la crisi dell’educazione. Gli esperti, infatti, sono concordi nell’affermare che vi è l’incapacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.

A nostro avviso, tale affermazione è vera solo in parte poiché vi sono altri fattori da considerare. Il primo fra tutti è che le Istituzioni pubbliche, quelle private e la società in genere non valorizzano abbastanza l’educazione e il ruolo dei professionisti che la esercitano. Di fronte alla gigantesca rivoluzione scientifico-tecnologica di portata generale che ha invaso la quotidianità del cittadino, come la televisione, internet ed altro, l’adulto ha perso il suo ruolo di “mediatore”, di “educatore” nei confronti dei giovani ed è stato sostituito da mezzi tecnologici privilegiati, quali cellulari e computers, attraverso cui si costruiscono i rapporti educativi con la nuova soggettività giovanile.

Questo anche perché per anni professionisti, giornali, televisione, scuole hanno predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. E’ diventato, così, normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. È stata negata la realtà, il significato positivo della vita, è aumentato il rischio di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, annoiati e a volte violenti, in balia delle mode. La loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni ed i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola.

Il secondo fattore importante è che nel nostro Paese non c’è una vera e propria “emergenza educativa” perché abbiamo tanti giovani ben educati, portatori di sani principi, di valori, che si impegnano in attività di volontariato, sviluppano iniziative di solidarietà, partecipano attivamente alla vita sociale della comunità in cui vivono.

Così come abbiamo la maggioranza delle famiglie che svolge appieno e con alto senso di responsabilità il compito educativo, seppur con mille difficoltà quotidiane di carattere pratico e di ordine ideologico.

Gli eventi antisociali di cui si legge nelle cronache rappresentano una piccola parte di casi in cui fallisce l’educazione. Per questo valutiamo negativo il tentativo di indurre a concettualizzare tali fenomeni come risultato di una crisi profonda dell’educazione e della pedagogia in una società incapace di educare.

La pedagogia non è opinione. E’ una scienza che segue precise regole, procedure e processi. In quanto tale ha il compito di tutelare la famiglia ed il singolo cittadino nel suo percorso di crescita civile e professionale. L’emergenza educazione che appare ora richiede di superare gli isolamenti e le parcellizzazioni.

Occorre costruire alleanze educative tra famiglia, scuola e servizi sociali perché, in un lavoro di rete, si favorisca il confronto tra stili educativi, si condividano gli stessi obiettivi, ognuno nella propria funzione e non si abbia timore di presentare ideali alti e valori di riferimento sicuri nell’accompagnare il cammino di crescita delle nuove generazioni.

Se si vuole rafforzare il ruolo educativo dei genitori e degli adulti che incontrano difficoltà e si sentono inadeguati nell’esercizio del loro compito educativo, occorrono misure ed interventi normativi. E’ necessario offrire maggiori “risorsetempo” alle famiglie. Non si può chiedere ai genitori di occuparsi dell’educazione dei figli e nello stesso tempo pretendere da entrambi i genitori di lavorare tutto il giorno, di assistere congiunti disabili o non-autosufficienti per ridurre i costi sociali dei servizi. Se una famiglia deve avere un carico assistenziale e realizzare progetti educativi ha bisogno di “risorsetempo” o, in alternativa, deve poter disporre di servizi educativi pubblici.

Servizi pubblici e professionisti che assumano la responsabilità del progetto educativoformativo e dei risultati prodotti dall’azione educativo-formativa; vale a dire professionalità che tutelino il “diritto all’educazione”, inteso non solo come istruzione.

La campagna di sensibilizzazione nasce sulla base di questi motivi e punta a rafforzare e definire il ruolo dell’educazione nella società post-moderna. Il mezzo per raggiungere lo scopo è costituito dai progetti pedagogici che saranno promossi e realizzati nel territorio dalle nostre sedi regionali, d’intesa con le scuole, i centri per la giustizia minorile ed i servizi sociali.

La campagna si compone di un cortometraggio della durata di 3 minuti e tre cartelloni pubblicitari.

Il cortometraggio è realizzato dal giovane regista Gabriele Martina e si svolge in tre parti. Nella prima, in uno scenario onirico, un ragazzo corre inseguito da altri ragazzi. Cade, viene picchiato e schernito, impaurito si rannicchia su se stesso e piange. Alzando lo sguardo intravede una fune, un oggetto strano. Lo afferra, si rialza e inizia a tirare con tutta la sua forza. Dalla parte opposta della fune la forza dei suoi coetanei è maggiore, si accorge che non può farcela, e, avvilito, si lascia sopraffare.

Nella seconda parte c’è un rovesciamento della situazione. Una mano afferra la fune, il ragazzo la guarda, capisce che può fidarsi, intuisce che quella mano è un aiuto. Un’altra mano si avvicina, poi ancora un’altra e così quel piccolo aiuto si raddoppia, si triplica. Nel ragazzo si muove un senso di riscatto, ora ha l’energia per farcela perché vede accanto delle persone che lo sostengono nel gioco. Rialzandosi, s’intravedono i volti della mamma, del padre, dell’insegnante, del parroco e degli amici. Tutti iniziano a giocare e tirano insieme; i tre ragazzi dalla parte opposta non hanno più la forza di vincere, non sono più in grado di reggere lo sforzo e vengono vinti.

Nella Terza parte si realizza il cambiamento. I ragazzi bulli, persecutori si avvicinano al ragazzo e sorridendo gli porgono la mano per una stretta. Il gesto significa il cambiamento mosso nei tre ragazzi dalla sconfitta ricevuta.

Gli attori selezionati per la realizzazione del cortometraggio sono persone comuni che ringraziamo per la loro disponibilità e collaborazione. Il cast è così composto: Simone Polverini nel ruolo di protagonista; Federico Iorio, Alessandro Iorio e Cristian Ciciotti nel ruolo di bulli, Roberta Volpiani e Valentina Biclini nel ruolo di amiche; Maria Teresa Di Ganni nel ruolo di genitore; Elena Tranquilli, nel ruolo di insegnante; Matteo Brusadin nel ruolo sacerdote. Il Cast tecnico è formato da: Luigi Rella (collaboratore cast attori); Sabrina Resnadi (collaboratore tecnico); Viviana Rulli (segreteria di produzione); Valente Loreto (aiuto Regista). Regia Gabriele Martina.

Un ringraziamento particolare va al consigliere ANPE Loredana Catalani ed al Centro giovanile della parrocchia “Chiesa Santa Maria Addolorata” - V.le della Venezia Giulia, 134 - 00177 Roma, a Mons. Remo CHIAVARINI e al Vicario Parrocchiale Don Renzo CHIESA per la preziosa collaborazione offerta nelle fase di preparazione e registrazione delle riprese.

Il cortometraggio sarà diffuso tramite i siti: www.anpe.it; www.agenziapedagogicaeuropea.eu - www.smontailbullo.it

I cartelloni sono diretti: il primo agli adulti, il secondo ai ragazzi della scuola primaria ed il terzo agli adolescenti.